Video e reperti fotografici recuperati, riproposti e commentati

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Quinto Ghermandi scultore

Digital Archive


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Piccole e grandi imprecisioni storiche

Guida e avvertenze per i visitatori

Su Quinto Ghermandi circolano alcune “bufale” che occorre chiarire una volta per tutte a onor di verità

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Gallerie, istituzioni, editori e altri soggetti interessati alla riproduzione delle opere di Quinto Ghermandi – anche non rappresentate in questo sito – o alla pubblicazione di suoi testi, lettere e materiali inediti sono invitati a prendere preventivamente contatto con tutti gli aventi diritto per gli adempimenti del caso.

Si ringraziano per il contributo apportato alla conoscenza storico-critica della vita e dell’opera di Quinto Ghermandi dopo la sua scomparsa la dottoressa Beatrice Buscaroli, il dottor Eddy Tovazzi, la galleria Open Art di Prato, la Fondazione Lercaro di Bologna e l’Accademia degli Indifferenti e Risoluti di Crevalcore (Bo).

Primo a sinistra, nella foto qui sopra, Quinto Ghermandi in uniforme da ufficiale degli avanguardisti negli anni ’30 a Bologna.

Diverse informazioni false o inesatte su Quinto Ghermandi circolano sia online sia in pubblicazioni a stampa. Alcune di esse sono nate per equivoco da battute, interpretate come notizie vere, contenute in un libro umoristico sull’artista scritto da una delle figlie. Capita quindi che, decidendo di trattare il personaggio in modo frettoloso e inaccurato, alcuni autori o giornalisti le riprendano senza verificarle, con la conseguenza di replicarle all’infinito. Riassumiamo le principali “bufale” qui sotto.

 

• Si chiamava Quinto Ottavio. Falso: il suo nome di battesimo era Quinto e basta.

 

• Sua madre si chiamava Sofia. Falso: si chiamava Flora.

 

• Era scultore, pittore e ceramista. Inesatto: Ghermandi sapeva dipingere, come del resto sapeva disegnare e – in certa misura – progettare architetture, ma non era un pittore, soltanto uno scultore. L’attività di ceramista, così come quella di grafico-incisore, era del tutto collaterale e accessoria alla scultura.

 

• Nel 1934 si iscrisse al Liceo Artistico di Bologna. Falso: nel 1934 aveva diciotto anni e, dopo essersi diplomato al Liceo Artistico, fu ammesso all’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano.

 

• Finì prigioniero di guerra in Egitto e in Medio Oriente. Inesatto: trascorse l’intera prigionia in Egitto, non andò mai in Medio Oriente.

 

• Durante l’internamento in Egitto visitò il Museo del Cairo e i monumenti lungo la valle del Nilo. Falso: subito dopo la cattura (novembre 1942), fu rinchiuso in un campo di smistamento alle porte del Cairo, da cui ebbe sì modo di ammirare le piramidi, ma in lontananza e attraverso il filo spinato, dopodiché fu trasferito al Campo 305, situato a Tel El Kebir, e infine al Campo 307, nei pressi di Geneifa, dove restò fino alla fine della prigionia. Essendo un “non collaboratore”, cioè non avendo cambiato bandiera dopo l’8 settembre 1943 e avendo idealmente aderito alla Repubblica Sociale Italiana, restò prigioniero dei britannici ben oltre la fine della guerra, tornando a casa soltanto nel 1946.

 

• Siccome la guerra lo aveva sconvolto, aveva sviluppato sentimenti pacifisti e antifascisti, decidendo per reazione di realizzare il monumento alla resistenza di Brescia. Falso: Quinto Ghermandi era estremamente orgoglioso della propria esperienza di combattente e aveva mantenuto i propri ideali giovanili anche dopo il termine del conflitto, nutrendo perciò una certa avversione per l’apologetica partigiana e resistenziale. Tuttavia, nel corso della sua vita, l’artista non confuse mai politica e lavoro, non manifestò mai pregiudizi ideologici nei confronti di chicchessia e men che meno discriminò qualcuno. Tutti lo ricordano come un uomo profondamente tollerante e rispettoso dell’altrui libertà e dell’altrui pensiero. Soprattutto, da professionista quale si considerava, forniva la propria opera a chiunque ne fosse interessato, indipendentemente dal colore politico. E così fece con il Comune di Brescia.

 

• Una sua opera – il celebre “Largo Gesto per un Massimo Spazio” – è collocata davanti a Porta Modena a San Giovanni in Persiceto. Inesatto: non esiste una Porta Modena nel comune in questione, esiste invece una Porta Vittoria. Ed è lì che in effetti si trova la grande scultura di Ghermandi.

 

• Realizzò le fontane celebrative dell’Acquedotto di Romagna a Cesena, Ravenna e Misano Adriatico. Inesatto: le fontane furono realizzate, oltreché a Cesena e Ravenna, anche a Faenza, Forlì, Lugo e Rimini, ma nessuna a Misano Adriatico, località non prevista da progetto. Va precisato che l’esecuzione dell’opera a Forlì, interrotta alla morte dell’artista, fu completata dal figlio, mentre la fontana di Rimini fu realizzata dalla committenza senza l’autorizzazione degli eredi Ghermandi, che pertanto la considerarono un falso, con tutte le conseguenze legali del caso. 

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Quinto Ghermandi, in libera uscita a Loutraki nel 1941, fa l’imitazione del Führer dopo una nuotata nel mare Egeo.