Nell’ambito della mostra “Dear Architect: disegni e progetti per le chiese del cardinale Lercaro”, il Museo Lercaro ha ospitato il 7 ottobre 2026 l’incontro “Arte per l’architettura nella Bologna di Lercaro: Quinto Ghermandi e Giovanni Poggeschi”, dedicato al rapporto tra la ricerca espressiva dei due artisti bolognesi e il rinnovamento dell’arte sacra promosso dall’arcivescovo che guidò la curia del capoluogo emiliano dal 1952 al 1968

Uno scorcio della mostra “Dear Architect: disegni e progetti per le chiese del cardinale Lercaro”, con i manichini in ferro saldato realizzati da Quinto Ghermandi per la curia bolognese nel 1955.
L’incontro “Arte per l’architettura nella Bologna di Lercaro: Quinto Ghermandi e Giovanni Poggeschi”, svoltosi il 7 ottobre 2026 presso il Museo Lercaro, ha riservato grandi sorprese a tutti coloro che s’interessano dell’opera dei due artisti bolognesi e più in generale della storia culturale della città.
In particolare, la relazione del giovanissimo storico dell’arte Eddy Tovazzi, intitolata “Le opere sacre di Quinto Ghermandi”, ha costituito una delle più interessanti occasioni di approfondimento sulla produzione meno nota dello scultore bolognese. Attraverso documenti, immagini d’epoca e testimonianze a stampa, Tovazzi ha ricostruito la vicenda delle opere realizzate nell’immediato dopoguerra e nella prima metà degli anni Cinquanta, quando Ghermandi sperimentò soprattutto la ceramica e il ferro saldato, cimentandosi anche con temi e destinazioni legati alla liturgia e agli edifici religiosi.

Eddy Tovazzi a lato del monitor con il quale, attraverso una lunga serie di slide, ha illustrato i passaggi salienti della sua relazione.
Il dato più significativo emerso dalla ricerca è la possibilità di ricondurre una parte consistente di queste esperienze, spesso considerate episodiche e slegate fra loro, a un contesto storico e culturale più organico: il tentativo della Curia bolognese di coinvolgere gli artisti contemporanei nel rinnovamento dell’arte sacra. Dalle ceramiche di soggetto religioso ai manichini in ferro realizzati nel 1955 per la “Mostra internazionale del calice e della pianeta”, il percorso di Ghermandi si inserisce così in una stagione di ricerca nella quale sperimentazione formale, nuove tecniche e aspirazioni spirituali si confrontano con le esigenze della committenza ecclesiastica.
Al centro di questa vicenda si colloca il progetto del cardinale Lercaro, animato dall’ambizione di individuare una via autenticamente moderna all’arte religiosa. Un progetto di grande respiro, non privo di contraddizioni e destinato a incontrare limiti e difficoltà, ma che contribuì ad aprire un confronto fecondo tra la Chiesa e il mondo artistico del tempo. La ricostruzione di Tovazzi offre dunque una chiave di lettura preziosa non soltanto per comprendere una fase della produzione ghermandiana, ma anche per restituirla al più ampio scenario del rinnovamento culturale e liturgico della Bologna del dopoguerra.



Nella prima foto, uno dei manichini esposti al Museo Lercaro vestito di paramenti liturgici; foto al centro, un manichino “nudo”; terza foto, Ghermandi impegnato nella realizzazione dei manichini (cliccare sulle immagini d’anteprima per ingrandire le foto e visionarle senza tagli). Il lavoro fu commissionato nel 1955 dalla curia bolognese per una mostra di abiti talari.
La conferenza di Tovazzi è stata seguita dall’intervento di Mirko Nottoli dedicato a Giovanni Poggeschi, sacerdote e pittore, la cui opera rappresenta un’altra significativa declinazione del rapporto tra ricerca artistica, fede e cultura contemporanea.
La presenza dei manichini di Ghermandi all’interno della mostra ha infine offerto un riscontro concreto alla ricostruzione storica, riportando all’attenzione del pubblico una testimonianza singolare di quella stagione di collaborazione tra arte e Chiesa.

La locandina dell’evento.
