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Quinto Ghermandi scultore
Digital Archive
Abbandonata senza troppi rimpianti l’esperienza figurativa per seguire la vocazione “informale”, nella poetica di Quinto Ghermandi – che comunque non divenne mai un iconoclasta – restò centrale il concetto di “figura” intesa come soggetto dotato di una propria fisionomia, un proprio carattere, una propria identità, una propria riconoscibilità. In sintesi, una propria personalità. E tale concetto si rivelò in maniera potente a partire dal 1964, allorché l’artista diede avvio a una serie di sculture particolarmente solide e strutturate, ben sagomate e perfino modanate, con le parvenze e i nomi di personaggi di una qualche mitologia ermetica e beffarda (si veda la photogallery delle sculture iconiche). Tuttavia, tra la fase delle “foglie” e delle “ali” (1958-1960) e questa dei “personaggi”, vi fu un periodo di passaggio (1960-1964), che potremmo definire di “metamorfosi”, in cui le sculture assunsero una gravità inedita. Gravità, non immobilità: come se la materia si raggrumasse e riplasmasse, per poi espandersi nello spazio in un moto potente di rigenerazione autocreativa
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Si ringraziano per il contributo apportato alla conoscenza storico-critica della vita e dell’opera di Quinto Ghermandi dopo la sua scomparsa la dottoressa Beatrice Buscaroli, il dottor Eddy Tovazzi, la galleria Open Art di Prato, la Fondazione Lercaro di Bologna e l’Accademia degli Indifferenti e Risoluti di Crevalcore (Bo).
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Nelle due sequenze qui sopra, la metamorfosi da “gesto aereo” a “figura” ovvero “personaggio” in sei bronzi di Ghermandi del 1962.










In questo fotoalbum, alcuni esempi di sculture “metamorfiche” in bronzo realizzate nel 1963.