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Quinto Ghermandi scultore
Digital Archive
Alla fine degli anni ’60, parallelamente allo sviluppo di tematiche consolidate come quelle delle “foglie” e “ali” e dei “personaggi”, la ricerca espressiva di Ghermandi lo condusse a elaborare un nuovo motivo stilistico: quello dei “talleri” (come il giornalista e critico d’arte Luigi Lambertini li battezzò). Si trattava di specie di medaglioni di vario diametro realizzati colando un filo di cera liquida sul piano di lavoro in marmo, in modo che si formasse un dischetto, con i quali l’artista componeva dei conglomerati di cerchi, uniti tra loro da rivoletti dello stesso materiale, che poi ritagliava, inquadrava, delimitava per mezzo di cornici scanalate, talvolta chiuse, talvolta spezzate, il tutto poi fuso in bronzo. Questo particolare elemento linguistico nel lavoro di Ghermandi prese due direzioni: quella delle sculture geometriche medio-grandi (“Trilberi”, “Cuccalberi” eccetera) e quella dei “giardini”: piccoli diorami simil-arborei o simil-floreali, getti fitomorfici, zampilli di materia, il tutto molto spesso realizzato in bronzo argentato
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Si ringraziano per il contributo apportato alla conoscenza storico-critica della vita e dell’opera di Quinto Ghermandi dopo la sua scomparsa la dottoressa Beatrice Buscaroli, il dottor Eddy Tovazzi, la galleria Open Art di Prato, la Fondazione Lercaro di Bologna e l’Accademia degli Indifferenti e Risoluti di Crevalcore (Bo).





























I “giardini” di Ghermandi: piccoli diorami simil-arborei o simil-floreali, getti fitomorfici e zampilli di materia in bronzo naturale o argentato.