Quinto Ghermandi scultore

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Precisazioni storiche

Circolano alcune inesattezze su Quinto Ghermandi, sia online che in opere editoriali cartacee. Capita quindi che la stampa le riprenda – aumentandone ulteriormente la diffusione – allorché qualche giornalista un po’ frettoloso si trovi a trattare l’artista. Riassumiamo le principali “bufale” qui sotto.

 

• Si chiamava Quinto Ottavio. Falso: il suo nome di battesimo era Quinto e basta.

 

• Sua madre si chiamava Sofia. Falso: si chiamava Flora.

 

• Era stato prigioniero di guerra in Medio Oriente. Falso: aveva trascorso l’intera prigionia in Egitto, nel Campo 305.

 

• Siccome la guerra lo aveva sconvolto, aveva sviluppato sentimenti “pacifisti” e “antifascisti”, decidendo per reazione di realizzare il monumento alla resistenza di Brescia. Falso: Quinto Ghermandi era estremamente orgoglioso della propria esperienza di combattente e aveva mantenuto la propria fede fascista anche dopo il termine della seconda guerra mondiale, nutrendo peraltro una certa avversione per l’epica partigiana. Tuttavia, nel corso della sua vita, Ghermandi non confuse mai politica e lavoro, non manifestò mai pregiudizi ideologici nei confronti di chicchessia e men che meno discriminò qualcuno. Tutti lo ricordano come un uomo profondamente tollerante e rispettoso dell’altrui libertà. Soprattutto, da professionista quale si considerava, forniva la propria opera a chiunque ne fosse interessato, indipendentemente dal colore politico.

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